Questo sito utilizza cookie e tecnologie simili

Questa notte ho fatto un sogno

Scarica questo articolo come e-bookScarica questo articolo come e-book

Capita a tutti di sognare, e spesso si ricorda il sogno per quello che è stato. Più raramente ci si sofferma sul reale significato, su cosa voglia dirci quel cortometraggio in cui il regista, gli sceneggiatori, gli attori siamo sempre noi. Tutto, compresi i costumisti e i direttori della fotografia. Sempre e solo noi.

Il sogno, uno dei momenti della giornata in cui è davvero possibile confrontarci con noi stessi, con i nostri desideri, con quanto di inespresso resta dopo la schermatura della nostra parte razionale, quella conscia. Il sogno, la stanza di compensazione in cui il cervello si sveglia e comincia a urlarci ciò che non riusciamo a sentire.

Sogno di uscire di casa con una ragazza, giovane, mano nella mano. Anche io sono giovane, e non facciamo altro che uscire e andare a cercare qualcosa. Sinceramente non ricordo cosa. Ma lo facciamo come se fossimo due fidanzatini ai primi giorni di fidanzamento. Senza malizia, senza niente, camminiamo e io continuo a dire “dev’essere qui”. Ma non saprei davvero cosa.

Al mio risveglio ero disorientato. Non ho avuto bisogno di cercare il significato, anche perché in fondo non è quello che dicono gli altri a rivelare ciò che la mia mente vuole dirmi. Soprattutto c’è da considerare il momento in cui arriva il sogno, cosa c’è dietro, a quale domanda il mio cervello abbia voluto dare risposta. E non mi è stato difficile trovare la soluzione al dilemma.

Cambiamento. Ho bisogno di un cambiamento, niente di più. E non parlo del campo sentimentale, sul quale non ho, finora, avuto alcun dubbio. Parlo di altro. La risposta è stata data a una domanda che mi faccio da qualche mese. E così questo ho colto, decidendo infine di andare avanti su questa strada che ormai vedo come la mia.

Kairòs è, a tutti gli effetti, l’ultimo libro che leggerete (diciamo così, dato che ci sarebbe parecchio da dire in merito) a firma mia per qualche casa editrice. Che continui o meno a scrivere credo sia un’informazione superflua quanto anche solo l’idea di proseguire.

L’unico progetto che manderò avanti sarà solo il seriale Bisestimorgiarete. Non so per quanto, diciamo fino a esaurimento idee. Ma per il resto sarà silenzio. Anche per questo sto chiudendo la pagina Facebook del blog, perché in fondo è inutile e perché in fondo non mi sta dando alcuna soddisfazione. La chiuderò perché non sono uno scrittore, non sono un blogger, non sono altro che uno che ogni tanto ne spara una. Quella pagina scomparirà, oggi o domani.

So che molti (diciamo così) avranno qualcosa da ridire, ma se devo essere sincero credo che siano fatti miei se ho preso questa decisione. Non credo di doverla spiegare e in ogni caso non ne avrei voglia. Inoltre, dopo tanto silenzio e menefreghismo, venire qua a criticare la mia scelta sarebbe quantomeno ipocrita.

Tutto qua, non avevo altro da dire. Poi magari chiuderò anche questo spazio, dipende dalla voglia che avrò di mantenerlo vivo.

Scarica questo articolo come e-bookScarica questo articolo come e-book

6 Comments Showing 50 most recent
  1. lfk Post author

    Lo sappiamo io e te…

  2. Alessandro Madeddu

    Che fretta c’era, maledetta primavera?!

  3. lfk Post author

    Pensa a quello che in autunno c’è pure nato. Come me, per esempio. Tra nove giorni sono 41 primavere, e sono nato in autunno. Non ha senso tutto ciò. Non potrebbero essere 41 autunni? no, sempre e solo primavere. Mannaggia ai luoghi comuni e alla comunità tutta. Io non mi sento parte di essa, anche se ci ho provato.

  4. lfk Post author

    Mi sembra che fosse “Bevo Jagermeister perché… sono fatti miei”. In fondo non importa il motivo per cui si comunica qualcosa. Lo si fa per non sentirsi dire un giorno “Perché non l’hai detto?”. Mi è capitato, non ricapiterà. In ogni caso mi sembra giusto, da bravo scrittore (eh, la prima e l’ultima volta che mi fregio di tale titolo) chiudere una storia. E lasciare al lettore il gusto di trovare la spiegazione, magari rileggendosi di nuovo tutto. Mi piace, la spiegazione c’è. La sanno tutti e non mi piace sbatterla di nuovo in faccia. Il mistero ci ama. Noi amiamo il mistero.

  5. Alessandro Madeddu

    L’autunno pare un periodo no per tanti.

  6. gustovita

    Credo che le parole immortali di Raz Degan nello spot dell’amaro jagaermaister (o come caspita si scrive) siano sempre valide: Bevo quest’amaro, (o scrivo un post, o non ne scrivo affatto) perchè… sono fatti miei. Resta l’unico motivo valido, per tutti. Bai in bon’ora, Fadda… ovunque tu voglia andare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: