I puzzoni delle recensioni

I self publisher sono puzzoni perché pagano le recensioni

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Buongiorno amici. Oggi torno sull’argomento editoria per svariati motivi. Il primo è che ho trovato una cosa molto bella, il secondo è che c’è una cosa che non vi posso dire. Avrei potuto scrivere che il motivo era solo uno, ma volete mettere l’impatto emotivo di un elenco con ben due opzioni? No? Va bene. Torniamo ai nostri puzzoni.

I self publishing puzzoni

Allora, da sempre (no, non da sempre, ma da qualche anno) si punta il dito verso gli autori che auto pubblicano le proprie opere. Li si accusa di tutto, io stesso ho creato i presupposti per essere odiato quando ho portato “Il Nulla” alla ribalta mondiale. No, va bene, nazionale. No, regionale. Insomma, se non sapete di cosa parlo informatevi tranquillamente qui. Dicevo che li si accusa di tutto, dandogli per la via sottintesa dei puzzoni, perché non sanno scrivere, non sanno fare marketing, non sanno fare altro che cercare scorciatoie per aumentare la visibilità dei propri libri. Ecco, quei self puzzoni spammoni fanno anche qualcosa di brutto, che rasenta la bestemmia.

Le recensioni a pagamento

I self publisher, quei puzzoni di cui sopra, pagano le recensioni. A volte in denaro contante, tipo 10 euro (cifra sparata là) a recensione, a volte come forma di baratto, scambiando recensioni incrociate, altre volte ancora elemosinando ad amici, colleghi e qualsivogliascenti una recensione, magari in cambio di uno sconto, di una copia gratuita del libro o altre meschine pratiche prezzolatorie. Il peggio dell’editoria italiana, il peggio del peggio del peggio del panorama editoriale italiano.

Ma ora basta, noi siamo scienza, non fantascienza

Cito un vecchio spot televisivo per tornare un attimo alla realtà. Tutto quanto ho scritto prima è da considerarsi ironico e vi spiego perché. Abbiamo visto indici puntati verso questi auto autori, che per qualche soldo, un attimo di fama, piacere di essere letti o qualsiasi motivazione li spinga, fanno di tutto pur di trovare un po’ di riscontro nei propri lettori e raggiungere nuovi lettori. Lo fanno spesso creando campagne di marketing senza essere esperti di marketing, magari seguendo le indicazioni trovate in rete, i consigli di esperti o amici/colleghi, creando pagine o siti che parlino dei loro libri, o facendo i blog tour, booktrailer e via dicendo. Ma non sono dei professionisti, e a volte si vede. Ma non è questo che voglio evidenziare ora. Evidenzio che è normale che lo facciano, è normale che lo facciano così, altrimenti si terrebbero il loro manoscritto nel loro bel cassetto di comodino.

La fantascienza è questa, signore e signori

C’è chi, alle spalle, ha fior di professionisti. Grandi case editrici o addirittura gruppi editoriali che hanno un’area marketing, persone che fanno quello di lavoro e nient’altro. A volte si appoggiano anche ad agenzie esterne. E cosa riescono a tirare fuori? La recensione a pagamento. Cioè… aspettate, ma siamo sicuri? Mondadori paga le recensioni? Questo sto dicendo? No, cari miei, si capisce che sono professionisti perché lo fanno subdolamente, addolcendo la pillola, rendendo il tutto simpatico e “normale”. Lo fanno creando un concorso a premi, che gli costerà meno che pagare direttamente le recensioni. Lo fanno incentivando a recensire un libro nella top 100 (non chiedono recensioni positive almeno), in cambio della possibilità di vincere 100 euro in buoni acquisto (di libri). Ora, considerando anche solo 1.000 recensioni, stanno pagando una recensione 30 centesimi di euro, alias euro 0,30. Ragionamento forzato? Forse, o forse no. Sta di fatto che questo è quanto.

Autori self, fatevi furbi

Questo piccolo articolo evidenzia la differenza tra un professionista del marketing e un autore auto pubblicato. I professionisti sono furbi e spendono molto meno per ottenere i vostri stessi risultati, tra l’altro in scala maggiore.

Buon self a tutti, e sappiate, autori auto pubblicati, che io vi amo. E ve lo dimostrerò. Presto, anzi… presto.

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