Vaccini: Timbri e ritimbri da timbrare

Cosa pensava Kafka dei vaccini? La realtà lo batte

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Quasi due settimane fa scrivevo di una situazione kafkiana, a mio parere incomprensibile, sullo stato delle certificazioni a scuola per i vaccini dei nostri figli. Ne parlavo per esperienza diretta, ci scherzavo su, ma ieri abbiamo superato qualsiasi limite. Prima di leggere questo articolo vi consiglio di leggere il precedente facendo clic qui.

La burocrazia dei vaccini

Come dicevo allora il problema riguarda chi, diligentemente e nei tempi prescritti, ha fatto vaccinare il proprio pargolo. Sei anni di andata e ritorno casa-ambulatorio con il libretto dei vaccini in mano. Sei anni di vaccini e timbri sul libretto, regolari come nemmeno un orologio svizzero sa essere. Ma a scuola, dicevano, non bastava la copia del libretto con tutti quei timbri. Serviva altro, come richiesto per legge. Un certificato, in particolare, oppure la fotocopia del libretto vidimato. Per me il libretto vidimato era quello che avevo, e mi son fatto la fotocopia da consegnare a scuola. Non andava bene, dicevano, non era sufficiente. Allora serviva un ulteriore timbro sul libretto che dicesse che i timbri precedenti erano timbri.

La normativa

Sempre nello stesso articolo spiegavo come, leggendo normativa e circolare esplicativa ministeriale, non c’era scritto da nessuna parte che servisse un ulteriore timbro. Insieme ad alcuni contatti burloni ipotizzavo quindi su Facebook questa scena:

– Scusi, mi serve un timbro su questa tessera.
– Va bene, ma prima deve farla timbrare.
– Ma lo sto chiedendo a lei.
– Non posso timbrarla se non è timbrata.
– Ma i timbri ci sono già, mi serve un altro timbro. E poi li ha messi lei gli altri timbri.
– Ha un documento timbrato in cui c’è scritto che i timbri li ho messi io?
– Il timbro è suo, la firma è sua.
– Può autocertificarlo?
– Certo.
– Ma non basta, serve una copia timbrata del timbro sull’autocertificazione timbri.
– E come la ottengo?
– Venga da me, che la timbro io.
– Ecco, sono qua, me la timbra?
– Va bene, ma prima deve farla timbrare.

Simpatica, paradossale, ma quasi reale. Infatti ecco cosa facevano al laboratorio dove vaccinano qua al mio paesello:

vaccini timbrati
Il timbro dei timbri

Sì, esatto un timbro che dice che gli altri timbri sono timbri veri. Ma non finisce qui, perché ieri abbiamo fatto ciò che non dovrebbe essere fatto e siamo andati a far mettere l’inutile timbretto. Il risultato? Questo:

 

vaccini timbrati 2
Il doppio timbro che timbra il timbro originale

Riflessioni finali sui vaccini e la burocrazia

Come potete notare, il timbro che timbra i timbri non c’è più al laboratorio. Evidentemente le mie riflessioni in merito alla sua inutilità non erano sbagliate e anche loro hanno deciso di eliminarlo. Ma se guardate bene l’immagine noterete una cosa. A sinistra ci sono i timbri messi ieri. A destra quelli messi a suo tempo, ogni volta che è stato fatto il vaccino o il richiamo. Notate niente? La persona che li ha messi è la stessa, come è la stessa la persona che li ha firmati e lo si può dedurre, se non dalla firma (in alcuni è una sigla) quantomeno dal numero del medico dirigente. Quindi cosa ha fatto? Ha messo, per ogni timbro messo in precedenza, un nuovo timbro uguale. “Avrà consultato il registro” direte voi. No.

Praticamente hanno preso tutti i libretti e poi dopo qualche minuto li hanno restituiti con questi bellissimi timbri. In alcuni casi addirittura hanno timbrato fotocopie del libretto. Senza consultare alcun registro, senza verificare nulla. Si son fidati del timbro messo a suo tempo. E allora perché io son dovuto andare lì? Non erano affidabili i primi timbri? No, evidentemente. Ma allora, dato che sono uguali, non lo sono i secondi? Bella domanda. Non lo so. Sta di fatto che stamattina porto la copia del libretto bitimbrato a scuola, sperando che stavolta vada bene. Resta il problema: chi ha prenotato il vaccino e non l’ha ancora fatto, è paradossalmente più in regola di me, che i vaccini li ho fatti fare tutti nei tempi stabiliti. Assurdo, kafkiano… no, anzi, di più. Una grande, immensa, inutile kafkata.

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